PALAGIANELLO: CHIESA MARIA SS. DELLE GRAZIE O “CAPPELLA”

 


Vito Vincenzo Di Turi

La Chiesa della Madonna

delle

Grazie a Palagianello

 

(Via Antico Santuario, La Cappella, La Processione)

 

 

 

 

 

 

 

 

2008


Tutti i diritti sono riservati  – Copyright by Vito V. Di Turi – Castellaneta 2008

 

E’ possibile leggere, scaricare e stampare solo per uso personale.

La riproduzione è interdetta se non sia citata la fonte.

Ogni altro utilizzo non autorizzato per iscritto è vietato

 

Via  Antico Santuario

 

Per giungere all’antica Chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie bisogna percorrere via Antico Santuario che inizia all’altezza del Castello feudale per terminare, dopo un tortuoso tracciato di circa 240 metri, innanzi Cappella come comunemente chiamata dai Palagianellesi.

Via Antico Santuario – sulla quale peraltro si affacciavano le grotte destinate ad abitazione oltre alla “Chiesa anonima” descritta, su segnalazione di Roberto Palmisano, dal Prof. Caprara([1]) – in alcuni vecchi documenti a volte è riportata col nome di Via Cappella altre volte, invece, è denominata Via Madonna delle Grazie.

Originariamente doveva essere solo un sentiero che portava alla “Cappella“, alla cripta di S. Girolamo ed a Serrapizzuta.

Il periodo in cui la via ha subìto la trasformazione, da sentiero a strada, non è dato saperlo.

Certamente nella prima metà del secolo XIX doveva già avere le caratteristiche di strada, atteso che il Consiglio Comunale di Palagiano([2]), nella seduta ordinaria autunnale del 18 novembre 1866, ritenne di discutere “Sulla convenienza di una strada nell’abitato di Palagianello detta della Madonna delle Grazie“.

Quell’atto deliberativo riporta che:

 “…nell’abitato di Palagianello vi ha una strada rasente la così detta Gravina, denominata Madonna delle Grazie, la quale poggia sopra arcate di fabbrico che sfondate in vari punti riesce non solo malagevole e disastroso il cammino, ma rimarrebbe ancora segregato una parte dell’abitato qualora non si dasse riparo”.

 All’adozione dell’atto consiliare si pervenne sulla base di un programma approvato dalla Giunta Municipale che aveva “… fatto levare un progetto di sistemazione della strada sudetta dall’Architetto Sig. Giovanni Galli che porta la spesa a L. 700”, poi discusso ed approvato.

Questa strada ha una lunga storia di eventi franosi provocati da infiltrazioni di acqua pluviale.

Danni si verificarono nella notte fra il 1° ed il 2 dicembre 1924, quando una frana interessò la strada per una lunghezza di circa 10 metri. L’evento fu di portata tale da indurre il Sindaco dell’epoca ad emettere ordinanza di sgombero di tre case-grotta abitate da altrettante famiglie([3]).

I processi erosivi delle piogge, le infiltrazioni, le alterazioni chimiche provocate dalle acque di circolazione ed altre cause naturali oltre all’intervento dell’uomo, hanno creato le premesse per altri crolli.

via  antico santuario e cappella.jpg

 Via Antico Santuario dopo le frane del  1968 – Sullo sfondo la Cappella Foto del 1971

 

 

macerie via  antico santuario e cappella.jpg

Via Antico Santuario dopo la frana del  1972-Sullo sfondo le macerie della Cappella – Foto del 1981

 

 

Via Antico santuario.jpg

 Via Antico Santuario sullo sfondo la “Cappella” ricostruita.

  Foto del 2011 per gentile concessione di Anna Rita Capito

 

Il 2 dicembre 1958, infatti, agli abitanti di altre due case-grotta fu ordinato lo sgombero; ancora due ne furono emesse per un evento franoso verificatosi il 24 aprile 1961 fino ad arrivare ad un’ordinanza, datata 16 marzo 1968, di totale chiusura della strada con conseguente divieto di accesso.

Uno degli ultimi crolli è quello avvenuto il 4 novembre 1984, a seguito del quale il Sindaco dell’epoca emanò ulteriore ordinanza, in vigore fino al 2001, con la quale vietava l’accesso ed il transito della “Via Antico Santuario([4]).

La zona – che è stata oggetto di studio nel 1924 da parte di un tecnico del Genio Civile, nel 1971 da parte di un Geologo e nel 1995 da parte di un gruppo di Geologi – a detta dei tecnici potrebbe, in futuro, essere interessata da ulteriori fenomeni di crollo.

La Cappella
 

 

santuario madonna delle grazie Palagianello.jpg

 

La Cappella – Foto di Attilio Caprara 1940 in possesso del Prof.  Domenico Caragnano

 

In stretta connessione con Via Antico Santuario è la storia della Chiesa della Madonna delle Grazie, ovverosia della “Cappella“.

I primi documenti, del seicento, che riguardano l’antica Chiesa, la presentano già aperta al culto, ma tacciono sulle sue origini.

L’esistenza di questa Chiesa non è documentata da testimonianze scritte anteriori al XVII secolo. Ne parla per la prima volta, per quanto risulta dai documenti finora consultati, Mons. Luigi della Quadra, Vescovo di Mottola, nella sua relatio ad limina del 20 ottobre 1670 dalla quale apprendiamo, fra l’altro, che la Chiesa di Santa Maria delle Grazie aveva un patrimonio di 800 fra pecore e capre, il cui reddito, per colpa del suo predecessore, andò perduto dal momento che il gregge parte fu venduto e parte ucciso.

Nell’apprezzo della Terra di Palagianello redatto il 1° settembre 1676, il Regio Ingegnere Luise Nauclerio fa sapere che

 “…Vi è una cappella di S. Maria delle Grazie sita nell’ultimo della strada verso la detta Gravina di Castellaneta (Palagianello), posta dentro una grotta, cavata nel monte con diversi nicchi, la Sagrestia, Campanile e Campana piccola, vi è una fabrica principiata per abitazione di convento, ed altre comodità, nell’ultimo vi è un piccolo giardino con cisterna d’acqua con chiava di bronzo e cavalletto per uso dei servizi di detta acqua, la quale Cappella semprè stata delli Padroni fatta a loro spese, e quelli l’anno somministrato ogni cosa per suo sostentamento, e divini officij, e come anche si vede l’arma([5]) dipinta in d.ta Cappella degli olim D.ni Roberti.

In detta Cappella vi si celebrano alcune messe la settimana e Monsignore di Mottola ha eletto per suo arbitrio un cappellano per la celebrazione di dette messe, quali si pagano dall’Entrata, che detto Monsignore riceve dagli animali pecorini e caprini che pascolano nel suo territorio, che tiene a Massafra…”([6])

 Dal documento si ricava in modo esplicito che la “Cappella” è stata scavata nel tufo tra il XV ed il XVI secolo, tenuto conto che i Domini Roberti, con certezza, sono stati feudatari di Palagianello dalla seconda metà del ‘400.

Un documento, conservato presso l’Archivio Capitolare di Castellaneta, riporta la notizia della visita fatta al Santuario di S.Maria delle Grazie da Mons. Lepore ([7]), il quale scrive di aver trovato tutto in perfetto ordine, il Santuario ben conservato e ancora meta di pellegrinaggio.

Un evento calamitoso colpì l’antico luogo di culto nel 1885.

La notizia è riportata da Marco Lupo ([8]) il quale scrive:

 “Fò notare al lettore, che il terremoto, avvenuto nell’agosto 1885, l’urto di una frana, distaccatisi dall’altopiano, ne sfondò la sua volta, restando incolume il solo altare maggiore ed un dipinto, che porta la data 1608”.

 

 

foto santuario Palagianello.jpg 

             

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Affresco datato 1608 posto a

destra dell’altare distrutto

nel crollo del 1972 –  

foto per gentile concessione

della Prof.ssa  Grazia Giogliobianco

agosto 1970

 

 

 

 


 

 

 

 Solo una parte della Cripta fu immune dalle conseguenze del terremoto: l’aghion della primitiva chiesa rupestre, con l’altare maggiore, l’unico, su cui vi era un affresco raffigurante la Madonna con Bambino; ai lati dell’altare altri due dipinti uno dei quali datato 1608, certamente raffigurante S. Antonio, forse per la presen00za di frati, visto che nell’apprezzo del 1676 è riportato che

 “…vi è una fabrica principiata per abitazione di convento…”.

 Come abbiamo visto, l’antico luogo di culto, posto all’estrema periferia del paese sul ciglio del burrone, incastonato, – se così può dirsi – in un paesaggio veramente suggestivo, con notevoli tracce di insediamenti rupestri, constava di due corpi, l’uno in muratura e l’altro scavato in un banco di roccia tufacea.

Il corpo anteriore, in muratura di conci di tufo, fu costruito verso la fine del XIX secolo, in quanto, nel terremoto, avvenuto nell’agosto del 1885, l’urto di una frana, distaccatasi dall’altipiano, sfondò la volta del Santuario.

Dalle gravi conseguenze di quell’evento calamitoso risultò incolume solo una parte – quella posteriore –  l’aghion della primitiva chiesa rupestre, con l’altare maggiore appoggiato alla parete volta a mezzogiorno, su cui era affrescata l’immagine della Vergine delle Grazie – al centro – ed ai lati due immagini di S. Antonio, a piè di una delle quali era segnata la data 1608, epoca di probabile rifacimento di precedenti pitture o segno dela presenza di frati francescani officianti il pio luogo.

La pronta ricostruzione della facciata e la dotazione, oltre quella esistente, di una campana recante la data del 1898, stanno a dimostrare il fervido attaccamento della comunità di Palagianello al vetusto monumento, centro non solo della festa patronale celebrata ogni lunedì di pasqua, ma delle ricorrenze mariane di ogni anno.

La stessa chiesa, inoltre, era sede della confraternita omonima costituitasi nella seconda metà del XVIII secolo e riconosciuta con sovrana sanzione approvata con Decreto del 30 maggio 1824 da Ferdinando IV di Borbone.

Un centro quindi non solo di carattere religioso, ma, in certo senso, simbolo e continuazione di quell’insediamento rupestre da cui ha avuto origine La Magnifica Università di Palagianello, ora Comune di Palagianello.

Ottantasette anni dopo quel terremoto, la Chiesa, ancora una volta, fu colpita da un evento calamitoso: la notte del 30 dicembre 1972 la “Cappella“, così chiamata dai fedeli, crollò per l’azione della pioggia particolarmente copiosa e violenta che si era abbattuta durante il giorno su Palagianello, cancellando l’Antico Santuario che nel tempo era stato: luogo eletto dai palagianellesi per il culto mariano; sede della Confraternita di Maria SS. delle Grazie, la cui fondazione fu approvata con Decreto del 30 maggio 1824; luogo di sepoltura fra il XVII secolo e gli inizi del XIX.

macerie cappella 1.jpg

 

Antico Santuario dopo il crollo del 1972

 

macerie cappella 2.jpg

 

Antico Santuario dopo il crollo del 1972

macerie cappella 2 001.jpg

Antico Santuario dopo il crollo del 1972

 

 

Natura giuridica del terreno

 Dopo la breve e necessaria premessa di carattere storico è opportuno che tutti sappiano che il suolo su cui insisteva e sul quale è sorto il nuovo Santuario non faceva, né è parte, delle terre ex feudali che furono soggette alla divisione in massa.

Quel suolo insiste su terre di demanio civico comunale([9])([10]), precisamente su quello denominato Parco del Casale che, dopo la legge abolitiva della feudalità, fu restituito ai cittadini di Palagianello, giusta Sentenza della Commissione Feudale del 20 giugno 1810, ossia in epoca precedente ed al di fuori del procedimento di divisione in massa dei territori ex feudali.

Non è il caso in questa sede di descrivere le vicende e le faccende dei demani civici di Palagianello([11]), tuttavia è opportuno evidenziare che già agli inizi del ‘900, in sede di formazione del nuovo catasto terreni il suolo su cui insiste il Santuario, Antico e Nuovo, venne riportato al foglio di mappa n. 4:

·        .part. 93, sub 1, a nome dell’Amministrazione Fondo Culto-Livellario al Comune di Palagianello, per la parte della “Cappella” che era scavata in grotta;

·        la parte costruita venne indicata, sia in catasto sia in pianta, con la lettera “A” per una superficie di 92 mq, sotto il nome di Fabbricato per il Culto; 

E’ opportuno evidenziare una circostanza, ovverosia che tra le annotazioni del catasto è riportata la nota che il possesso della particella 93 veniva contestato all’Amministrazione del Fondo Culto dal sig. Gennaro Trisolini.

Leggendo gli atti delle tre verifiche demaniali effettuate tra il 1911 ed il 1958, anche se non chiaramente riportato, si può affermare che sia il sottosuolo (grotta) ricadente nella particella 93/1 del foglio di mappa n. 4 sia il suolo individuato nella mappa con la lettera “A”, derivato dalla vecchia strada vicinale Precipizio-Serrapizzuta, sono da considerarsi occupazione illegittima di demanio civico e, per la qual cosa, l’eventuale intestatario, persona fisica o ente che sia, non ha la piena disponibilità dello stesso, poiché, com’è a tutti noto, i demani civici sono beni  inalienabili, in usucapibili e, conseguentemente, soggetti al vincolo della destinazione ed a quello della incommerciabilità, pur in presenza di occupazione secolare.

Non ci è dato sapere, per non avere rinvenuto atti, se il possesso del sottosuolo (grotta) e del suolo sia avvenuto a seguito di atti concessori, tuttavia, essi, se adottati sarebbero improduttivi di effetti, poiché il demanio civico non può essere oggetto di concessioni a qualsiasi titolo, i cui destinatari, inoltre, dovrebbero essere trattati alla stregua degli occupatori abusivi di beni civici.

Ad ogni buon conto non abbiamo rinvenuto atti concessori del sottosuolo (grotta) e del suolo su cui insisteva l’antico luogo di culto; anzi, riteniamo che non ve ne siano, tenuto conto del fatto che del “costruito” già vi è menzione in un documento del 1676 il quale riporta, anche, la notizia dell’esistenza della “grotta” cavata forse nel XV secolo, ai tempi  dei feudatari “Domini Roberti”, sotto il cui patronato ricadeva la “Cappella”

Ciò stante, trattandosi di demanio civico, i periti demaniali hanno avuto identico comportamento nel dichiarare non legittimo il possesso di quella zona di terreno civico che interessava la “Cappella” (grotta e costruito), lasciando segni di intuizione con scritti e cenni diversi.

Difatti, nel 1914, l’Agente Demaniale Cav. Nicola Geofilo nel ricostruire l’estensione del demanio Parco del Casale attraverso la verifica delle terre detenute da privati legittimamente e quelle possedute abusivamente, evidenziava che quella riferita alla “Cappella” con la dicitura Area occupata dalla chiesa Maria SS. Delle Grazie, mentre i Periti Demaniali, Ing. Luigi Galeone nel 1928 e Dott. Augusto Alemanno nel 1958, si limitarono a riportare l’area in argomento tra quelle che in pianta sono individuate come usurpate o di illegittimo possesso.

 

APPENDICE DOCUMENTARIA

 

RELATIO AD LIMINA DEL 1670 DI MONS. LUIGI DELLA QUADRA VESCOVO DI MOTTOLA([12])

 

“Castrum Palagianello habet Ecclesiam Parochialem convenientem. Sunt in eo biscentum quinquaginta fere animæquarum curam habet Archipresbyter, per quem infantes batpizantum, adsunt alii tres Sacerdotes cum octo Clericis.

Archipresbyterpr prædictus ab Universitate dicti Castri annuos ducatos triginta quinque.

Est in dicta Ecclesia Confraternitas SS.mi Rosarii, quæ habet aliquos redditus, qui pro expensis ceræ, e olii erogantur.

Adest in dicto Castro Ecclesia S.tæ Mariæ Gratiarum, quæ tempora meorum Prædecessorum habebat multa animalia pecorina, et caprina usque ad numerum octingentum a diversis civibus et aliis selemosinaliter et devoctionis causa oblata, quæ postea contra voluntatem dictorum civium, immo totius Civitatis fuerunt per Episcopum tunc temporis data sub titulo beneficii ecclesiastici Tectori a se instito, et partim fuerunt dicta animalia vendita, et partim morta, ita ut dicta Ecclesia remanent spoliata et est in magna devozione in istis partibus…”

Motulæ die vigesima mensis octobris millesimi seicentesimi septuagesimi.

 

RELEVIO DELLA VENERABILE CAPPELLA – ANNO 1742([13])

 

“In esecuzione dei Regi Banni emanati in questa Terra di Palagianello per la confezione del General Catasto, io qui sottoscritto Economo della Venerabile Cappella sita in detta Terra di S. Maria delle Grazie; SS.mo. Rosario; S. Domenico, rivelo tenere li seguenti beni, e pesi:

possiedono

un capitale di ducati seicentoquaranta dati a censo a Forestieri convicini mentre i naturali di questa Terra non possiedono beni stabili e sono in fitto

-a particolari cittadini di Palagiano instrumentati ducati 420. 

-A Particolari cittadini di Mottola instrumentati ducati 170.

-A particolari cittadini di Massafra instrumentati ducati 50 cui si essigge il censo il detto economo parte all’otto per cento e parte al dieci per cento.

Possiedono due vacche donate da Divoti di Castellaneta.

Pesi

Polvere, cera. incenso ed altro in tutto l’anno e nelle sollenità delle suddette Cappelle, bisognandoci Sacerdoti Forestieri per l’accompagnamento della Processione col SS. Sacramento…Doc. 30

Oglio per le lampade delle due Cappelle di Santa Maria delle Grazie e SS.mo Rosario in tutto l’anno . . .Doc 6.

Io Don Carmine Sinisi Arciprete e G(enera)le Economo rilevo come supra

*************

Antonio de mattia Sindeco

+ segno di croce di Domenico Gigante, eletto – scrivere nescientis

+                             Giacomo Russi eletto                       

+                             Michele de Meis, eletto                    

Palagianello, 25 luglio 1762

 

 




[1]  – R. CAPRARA – “L’Insediamento rupestre di Palagianello . Vol. I Le Chiese”- Il David – Firenze – 1981 – pag. 61 e seg.

[2] Come è noto Palagianello, che aveva autonomia e dignità amministrativa quale Universitas,  per motivi demografici dal 1806 al 1907 fu prima Comune aggregato e poi Frazione di Palagiano.

[3]  -A.C.P.llo- Ordinanza Sindacale n. 3714 del 3 dicembre 1924.

[4]  -A.C.P.llo- Ordinanza Sindacale n. 325 del 5 novembre 1984.

[5]  – Stemma gentilizio

[6]  – A.S.L. – Scritture delle Università e Feudi di Terra d’Otranto.

[7]  – Mons. Pietro Lepore fu Vescovo di Castellaneta dal 1827 al 1851.

[8]  – M.LUPO – “Palagianello e le sue cripte”- Officina Grafica F.lli Canò – Mottola– 1913.

[9] -Il demanio civico comunale o demanio universale

[10]  – Il Demanio denominato “Parco del Casale”, unitamente al demanio “Conocchiella”” non facevano parte delle terre ex feudali assoggettate alla divisione in massa, essi, invece, formavano il demanio universale che fu restituito ai cittadini di Palagianello, al di fuori della divisione in massa dei demani, giusta decisione della Commissione Feudale del 20 giugno 1810, n. 143. – Bullettino delle Sentenze della Commissione Feudale – anno 1810 – Sentenza della Commissione Feudale del 20 giugno1810, n. 143: “. . .che è quindi luogo a dichiarare demanio universale il parco del Casale. . .”  (Pag. 1059 (L’edizione a stampa delle decisioni della Commissione Feudale fu dichiarata ufficiale con decreto 26 settembre 1836)

 [11] -Per saperne di più si rimanda a  Vito Vincenzo Di Turi-Delle Terre Civiche e dei demani comunali in un piccolo comune meridionale- 1998, Tipolitografia Policarpo,  Castellaneta.

 

[12] ) – Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre di  Mottola

[13] )-A.S.N. – Atti preparatori per la formazione del catasto conciario anno 1762

 

 

PALAGIANELLO: CHIESA MARIA SS. DELLE GRAZIE O “CAPPELLA”ultima modifica: 2011-09-11T21:45:00+00:00da lince127
Reposta per primo quest’articolo